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C’era una volta un pallido ruscello
color di perla, che alla vecchia valle
tra molli giunchi e pratoline gialle,
correva snello;
e c’era un bimbo che gli tendea le mani
dicendo: “A che tutto cotesto foco?
Posa un po’ qui: si gioca un caro gioco
se tu rimani.
Se tu rimani, o movi adagio i passi,
un lago nasce e nell’argento fresco
della bell’acqua io, con le mani, pesco
gemme di sassi.
Fermati dunque, non fuggir così!
L’uccello che cinguetta ora sul ramo
ancor cinguetterá, se noi giochiamo
taciti qui”.
Rise il ruscello e tremolò commosso
al cenno delle amiche mani tese;
poi con un tono di voce cortese
disse: “Non posso!
Vorrei: non posso! il cuor mi vola: ho fretta.
A mezzo il piano, a leghe di cammino,
la sollecita ruota del mulino
c’è che mi aspetta;
e c’è la vispa e provvida massaia
che riscicquar la nuova tela deve
e sciorinarla sì che al sole neve
candida paia;
e v’è il gregge, che a sera porge il muso
avido a bere
e gode s’io lo sazio,
di quest'onda chiara,
poi ripara
contento al chiuso.
Lasciami dunque” terminò il ruscello
“correre dove il mio dover mi vuole”.
E giù pel piano, luccicando al sole,
disparve snello. 

 

Silvio Novaro

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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